Threads e Tik Tok, le app dei giovanissimi

Threads e Tik Tok, le app dei giovanissimi

Con la rapida diffusione di nuove app si aprono le porte a nuove delicate discussioni sui temi della privacy.

Threads, ad esempio, è una app collegata a Instagram che permette di scambiare messaggi in modo molto più rapido e spontaneo rispetto a Direct. La differenza sta nel fatto che Threads ti consente di condividere foto, video, Stories e messaggi solo con quelli che sono indicati come gli amici più stretti. La prima schermata che si presenta è quella della telecamera del telefono: proprio come Snapchat, a cui Mark Zuckerberg fa una concorrenza sfrenata.

Il punto più controverso della questione sta nella richiesta – piuttosto insistente e continua – da parte dell’app agli utenti di indicare il proprio “stato”, selezionando tra le diverse proposte mostrate

Al lavoro, in spiaggia, a casa, batteria bassa, etc. Nel caso l’utente faccia “skip” ed eviti di rispondere, è l’app stessa a pubblicare un aggiornamento automatico. Aggiornamento che si basa su dati a cui essa ha accesso, come posizione, attività della giornata, livello della batteria.

Threads si difende sostenendo che gli aggiornamenti vengono mostrati solo agli amici più stretti indicati dall’utente e, del resto, non ha mai fatto segreto, fin dai suoi esordi, di usare i dati dei propri iscritti. Non ci sarebbe nulla di male, se non fosse noto che Threads è di Instagram e che Instagram è di Facebook, il colosso che – consapevolmente o meno – qualche anno fa ha “rubato” miliardi di informazioni agli utenti. Dopo un tale colpo, Zuckerberg ha irrigidito la normativa sulla privacy e reso più trasparenti i processi che stanno dietro a inserzioni e utilizzo dei dati. Bisognerebbe perciò supporre che non esistano più simili rischi con le sue applicazioni. Ma chi può veramente dirlo?

Comunque Threads ha voluto mettere le mani avanti, dichiarando: “Le informazioni precise sulla posizione raccolte per lo stato automatico sono una nuova funzionalità specifica per le discussioni e non verranno utilizzate per gli annunci.”

Ma perché nasce Threads? Per rimanere connessi agli amici più stretti. Essa racchiude alcune delle caratteristiche più ricercate nelle app di messaggistica degli ultimi anni: velocità, praticità, strumenti per la comunicazione diretta a portata di mano.

Si stima che ad usarla maggiormente saranno i più giovani, forse anche i più inconsapevoli su come vengano trattati i dati personali, attratti dalla possibilità di uno strumento che unisce al suo interno funzionalità di Whatsapp, Snapchat e Tik Tok.

A tal proposito, cos’è Tik Tok?

Si tratta di una app creata in Cina nel 2016 e nota nel Paese con il nome “Douyin”. Nasce in concorrenza ai noti social occidentali e per “distrarre” i propri cittadini dall’idea di non avere accesso a Facebook, Whatsapp e Instagram. Insomma, un nazionalismo che tocca il vasto mondo dell’internet, spingendosi anche ben oltre i suoi presupposti: oggi sono milioni i ragazzini in tutto il mondo – e non solo in Cina – che sfruttano questa app. Per citare un dato, negli USA sono 65 milioni i giovanissimi che la utilizzano quotidianamente, e in Italia oltre 2 milioni gli utenti attivi ogni mese.

Quello di Tik Tok è il mondo dei “real short videos”.

In altre parole, vive dei video brevi realizzati dagli utenti. Gli effetti che arricchiscono queste animazioni sono svariati, e alcuni di questi possono essere giudicati davvero sorprendenti. I video hanno una durata media tra i 10 e i 60 secondi e, se non si passa al video seguente, vengono riprodotti all’infinito. Il più delle volte c’è una base musicale sotto, che gli utenti usano come “colonna sonora”, in stile karaoke o per ballare. Un approccio che ricorda molto Musical.ly, altra app per giovanissimi che è stata integrata a Tik Tok nel 2018. I video, come in ogni social che si rispetti, sono soggetti a like e commenti, che hanno uno spazio limitato di 280 parole.

La sensazione dell’utente adulto, abituato alle logiche di Facebook o di Instagram, è quella di “stordimento”.

Si tratta di un social veloce, velocissimo, tutto musica, ritmo e video a ripetizione. Ad utilizzarlo sono principalmente le ragazze, che lo apprezzano per la possibilità di aggregarsi o seguire determinate tendenze o hashtag. Ad esempio, uno degli hashtag italiani più frequentati è #nobullismo: sotto questo tag si trovano ragazzini che usano trucco ed altri effetti per riprodurre i lividi da pestaggio su volto e corpo. Altre occasioni di unione sono le challenge – video in cui si lanciano sfide agli altri utenti, facendo loro domande o continuando a cantare e/o ballare finché non si raggiungono un certo numero di like – che fa sentire gli utenti “parte del gruppo

Ma non sono solo gli adolescenti a popolare il mondo di Tik Tok. Sorprendentemente, esiste anche una folta schiera di genitori e nonni.

Ad ogni modo, nemmeno questo social è immune alle accuse di violazione della privacy. Ad inizio anno è stato multato dalla Federal Trade Commission  per 5,7 milioni di dollari: l’app ha infatti prelevato e utilizzato migliaia di dati di minori che, al momento della registrazione, possono dichiarare una data di nascita vera o falsa, senza ricevere in feedback una conferma di verifica e controllo da parte dell’app, lasciando quindi  libero accesso ad utenti di ogni età.

La privacy sembra quindi il problema del nostro tempo, e il veloce mondo dell’internet non facilita il compito di chi controlla che questa non venga violata. Nascono app nuove ogni giorno, mentre i sistemi giuridici non si aggiornano altrettanto velocemente. Che sia una inutile corsa contro il tempo e la tecnologia? Sarà il futuro a risponderci.