4 libri sul design che dovremmo tutti conoscere

4 libri sul design che dovremmo tutti conoscere

The History of Graphic Design

I fondamentali sono i fondamentali, nessuno vi sfugge. Allora partiamo dall’inizio, dalle origini, dalla storia del design. E lo facciamo con The History of Graphic Design in due volumi di Jens Müller.* Un manuale che racconta la trasformazione del graphic design attraverso e con le turbolenze della storia, i cambiamenti socio-politici, le rivoluzioni economiche, le guerre mondiali. Ogni prodotto umano ha subito l’influsso di questi avvenimenti, e tra questi figurano anche l’arte visiva e la grafica pubblicitaria.

“History is a complex business. Fortunes boom and bust, empires wax and wane, and change―whether social, political, or technological―has its winners, its losers, its advocates, and its enemies. Through all the turbulent passage of time, graphic design―with its vivid, neat synthesis of image and idea―has distilled the spirit of each age.”

Fantasia

Il graphic design è anche creatività. Anzi, lo è sopra ogni cosa. La produzione visiva e concreta dell’opera è il frutto di un lungo processo di cultura e riferimenti personali, uniti ad una buona dose di fantasia. Ma cos’è la fantasia? Lo spiega Bruno Munari** nel saggio Fantasia, un libro che cerca di dare spiegazione – con fluidità e naturalezza di sintassi – al meccanismo che, tramite immaginazione, creatività e fantasia, porta alla nascita di opere originali nelle comunicazioni visive.

“L’immaginazione è il mezzo per visualizzare, per rendere visibile ciò che la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano.”

Emotional Design

E dopo aver immaginato e realizzato l’inimmaginabile, pensiamo a chi ci stiamo rivolgendo e, ancor di più, desideriamo emozionarli. Perché un’opera visiva rimane senz’anima se non suscita reazione in chi la vede. Soprattutto nel caso del design industriale, che è padre delle opere d’arte funzionali. Forte sostenitore di questa tesi è Donald A. Norman, autore di Emotional Design, nel quale scrive: “I argue that the emotional side of design may be more critical to a product’s success than its practical elements.”  Nelle prime righe del suo libro racconta di possedere un’intera collezione di teiere. Tre di queste sono vere opere di design di famosi artisti: una è del tutto inutilizzabile per le volute fattezze, la seconda è paffuta e di aspetto attraente, la terza è complicata nella fase di infusione del tè ma pratica nell’utilizzo. Tuttavia, ogni mattina Donald usa un comunissimo bollitore elettrico. Perché non usa una delle due teiere utilizzabili e di design, quindi?

“I value my teapots not only for their function for brewing tea, but because they are sculptural artwork. I love standing in front of the window, comparing the contrasting shapes, watching the play of light on the varied surfaces.”

Con Norman scopriamo quindi la valenza emotiva di un oggetto di design. Che per quanto possa essere funzionale, può sopravvivere anni e anni come oggetto d’arredo, godendo dell’ammirazione di chi lo possiede. Dunque creare non è un’azione fine a se stessa: l’opera entra in contatto con le persone, suscitando un ventaglio piuttosto ampio di emozioni, e oltre alla propria componente funzionale assume un’importanza emotiva.

Why we design

Ma perché esiste il design? Perché esistono persone desiderose di trovare nuove strade, nuove tendenze? Lo cerca di spiegare Why we design di Betsky, Shaughnessy e Staal. Alla base del saggio c’è l’analisi di undici diverse motivazioni che spingono alla progettazione: dalla necessità di creare impatto a una costante ricerca di indipendenza. Naturalmente, le motivazioni sono molto più che undici: sono tante quanti lo sono i creativi e i designer nel mondo. Se chiedessimo ai nostri Art Director, riceveremmo risposte molto diverse e personali.

 

Buona lettura a tutti voi.

*Jens Müller, classe 1982, è nato e vive in Germania. Vincitore di numerosi premi di design nazionali e internazionali, Müller è direttore creativo dello studio vista design di Düsseldorf. Inoltre, è docente ospite presso la Peter Behrens School of Arts di Düsseldorf e presso il dipartimento di design dell’Università di Scienze Applicate e Arti di Dortmund.

** Bruno Munari è uno dei più alti esponenti del design italiano del XX secolo. Ha dato contributi importanti nell’ambito dell’espressione visiva.

*** È stato professore di psicologia e scienze cognitive e direttore dell’istituto per la Scienza Cognitiva dell’Università della California. Attualmente insegna alla Northwestern University (psicologia, scienze cognitive e informatica) ed è consulente del Nielsen Norman Group.