NFT: vince sempre l’idea

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Alberto De Gaspari
16 Febbraio 2022

Ormai la parola NFT è sulla bocca di tutti e si dicono sempre le stesse cose in merito a questo argomento. Infatti molti articoli iniziano così:

«Ecco qui 6 semplici passaggi per creare subito il tuo primo NFT (non-fungible token):

  • Attivare un wallet (CoinBase o altri)
  • Registrarsi su OpenSea o su un altro marketplace
  • Caricare un’immagine, un video, un tweet o un modello 3D in qualsiasi formato
  • Fornire al marketplace un nome e una descrizione dell’NFT
  • Scegliere il tipo di protocollo da utilizzare (ad esempio Ethereum o Polygon)
  • Premere “create”»


Fatto. Ora hai creato il tuo NFT. Nessuno lo ha comprato.
Gli NFT sono una bolla.

Quello che molti non dicono, è che diversi artisti e brand hanno seguito alla lettera questi passaggi e, nella foga di arrivare prima degli altri, hanno creato in tempi non sospetti i loro NFT.
Risultato? Qualche prima pagina sulle riviste online ma tanti progetti senza riscontro reale nel mercato, senza una direzione chiara, una strategia strutturata, un’idea.

Il nostro compito come marketers e appassionati di tecnologie è quello di analizzare i nuovi fenomeni e studiare la strategia giusta per trasformarli in asset aziendali.

Partiamo allora con l’analisi.
Vediamo in breve cos’è e come nasce il fenomeno NFT.

Si tratta essenzialmente di un token crittografico, creato per generare una proprietà digitale.
Il token è regolato da uno smart contract, cioè un contratto digitale firmato da due parti e depositato in blockchain. Attraverso questo contratto ne viene determinato il valore e di conseguenza il potenziale guadagno.

L’evoluzione da opere d’arte digitali a oggetti virtuali è stata repentina.
Il concetto di NFT inteso come opera artistica (vedi il fenomeno Bored Ape Yacht Club) è oggi affiancato da un’estensione molto più ampia, che abbraccia tutto il mercato dello scambio di oggetti virtuali.
Un NFT oggi può essere un terreno virtuale, una spada in un videogame, un biglietto speciale per partecipare ad un concerto.

Adidas ha presentato un drop (rilascio) di 30.000 NFT, in co-creazione con una community di artisti, e raccolto quasi 24 milioni di dollari grazie ad un mix intelligente di virtuale e reale.
Il possessore dell’NFT rilasciato da Adidas potrà infatti indossare gli abiti della collezione nel Metaverso e riscattare i prodotti fisicamente nel 2022.
Adidas ha così creato una community estremamente fidelizzata di early adopters, inoltre avrà a disposizione per il futuro un campione di clienti ai quali far testare le collezioni in anteprima.

Un’operazione estremamente interessante l’ha messa in campo NBA.
La lega statunitense ha capito che la Gen Z fruisce in modo completamente diverso lo sport: formati brevi e dinamici venivano quasi sempre preferiti ai lunghi match del palinsesto.
Per questo motivo ha sfruttato un contenuto che aveva già a disposizione, gli highlights delle partite, e ha creato “NBA Top Shot”. Una serie di momenti salienti dei match più blasonati venduti sotto forma di video, con contratto digitale esclusivo per i possessori.
Possiamo paragonare i Top Shot agli album di figurine che collezionavamo da piccoli, con la piccola differenza che per NBA stiamo parlando di un business da 1 miliardo di dollari dal momento del rilascio.

Quindi vi chiediamo, ha ancora senso oggi creare NFT con l’unico scopo di renderli collezionabili? Come dicono quelli bravi: dipende.

Gli esempi virtuosi che abbiamo appena visto funzionano perché i brand hanno saputo dominare creatività e strategia in un perfetto marketing mix.

Voi ci risponderete: ma io non sono mica Adidas, non posso creare una collezione di NFT e sperare che le persone corrano a comprarli.
Assolutamente vero, diremo noi.
Si tratta di andare alla ricerca di quel valore aggiunto che arricchisce il rapporto con la vostra community.

Pensiamo ad esempio a una palestra che deve comunicare la prima apertura.
Decide quindi di premiare i primi iscritti distribuendo un numero limitato di NFT, offrendo una serie di benefit quali: accesso a tutti i corsi per sempre, una fornitura mensile di integratori, partecipazione garantita a eventi e cene esclusive.
La clientela sarà fortemente fidelizzata e si sentirà parte di una ristretta cerchia che si guarderà bene dall’abbandonare.
D’altro canto, al crescere del prestigio della palestra crescerà anche il valore degli NFT distribuiti. Si verrà così a creare un mercato in cui i primi possessori potranno rivendere i propri NFT ad un prezzo maggiore a quello iniziale.

Le potenzialità per le aziende sono esponenziali e farsi trovare pronti sarà cruciale.

Se vuoi saperne di più, facciamo due chiacchiere. Anche se non hai una palestra.

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